Form Herman Lübbe, La secolarizzazione…, p. 80 (notes for my lecture in the University of Kaunas)

Il concetto di secolarizzazione esprime il nesso storico esistente tra religione e cultura Ma la teologia dialettica pone l’evento della fede al di là di questo nesso. L’avvenire della cultura religiosa non è dunque più l’oggetto  primo delle preoccupazioni  di quella dottrina della fede che la teologia dialettica vorrebbe essere… I testi della teologia dialettica non contengono nessun programma volto a salvare o promuovere una civiltà cristiana ma cercano di smascherare le “illusioni” l’idea cioè che la famiglia, lo stato o la società possano essere “cristianizzati” [vedi teologizzazione e deteologizzazione del mondo]

Questo programma però richiedeva di adeguarsi: forme moderne di predicazione, scuole confessionali, organizzazioni giovanili e attività sociali erano i mezzi disponibili per questo adattamento. Se nella lotta contro il secolarismo si voleva nuovamente cristianizzare il mondo bisognava essere intellettuali con gli intellettuali e boy scouts con i boy scouts.

Karl Barth sottolinea allora il pericolo di dissolversi nel mondo che minaccia la chiesa per la sua volontà di riconquistarlo chiamandolo pericolo di “secolarizzazione”: “La realtà divina è una totalità in sé conclusa, è un qualcosa di un genere nuovo e diverso rispetto al mondo. Non la si può servire al consumatore, non la si può appiccicare o adattare… Dove sono le fineste del mondo divino che danno sulla nostra vita sociale?” (Karl Barth, Der Christ in der Gesellschaft 1929) [riflettere: Thomas Hobbes; il momento “totalitario”].

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