Pensieri e immagini da un percorso di forza e soffernza

Le cure stanno avendo un successo limitato. Sto ancora bene; il dubbio e l’angoscia stanno in quell’ “ancora”. Ho superato tutte le cure con un atteggiamento di assoluto realismo continuando a lavorare come se il male non esistesse; ho continuato a insegnare, promuovere progetti, fare conferenze, scrivere libri, organizzare eventi culturali, impegnarmi nel dibattito pubblico.

L’offesa maggiore che mi si possa fare è quando mi si dice (così in pratica tutti) che “questo mi aiuta a non pensarci”. Io ci penso e lavoro non perchè mi aiuta a non pensare ma semplicemente perchè il lavoro è un pezzo importante di vita e di impegno. Io ci penso e vivo, io ci penso a godo, io ci penso a faccio sorridere le persone intorno a me, io ci penso e se ne ho voglia piango, io ci penso e faccio musica e scrivo poesie e tutto.

Molti chiedendomi delle cure fatte e dei pericoli che affronto vorrebbero sentirsi presentare l’elenco delle pene, delle sofferenze, delle paure, per poi potermi dare tutta la loro “solidarietà” e “compassione”. Tanto la solidarietà e la compassione si danno senza troppo costo e anzi rimarcano lo stato vantaggioso di salute di chi le offre.

Si meravigliano invece e sembrano sconcertati, quando non un po’ irritati, del fatto che io parlo del mio cancro realisticamente, senza la favola che basta la positività per vincere, la speranza per guarire, e che la buona cera sia segno certo di guarigione già acquisita. Tutti sappiamo che il cancro non si vede fino a quando non ti sta veramente distruggendo.

Parlo del mio cancro: ne ho parlato con i miei studenti, mi sono mostrata calva in tutti i luoghi che normalmente ho frequentato; conoscere il cancro significa non raccontarsi favole e neppure impegnarsi in qualcosa semplicemente per non pensarci. Conoscere il cancro significa avere la forza di vivere perhé la vita accoglie tutto. Certo sarebbe molto più bello non avere l’incubo di una malattia che può accorciarla  anche di molto, ma la vita contiene anche la malattia e la morte. Conoscere il cancro significa non nasconderlo quando lo si ha, non nascondersi i sintomi quando ci sono, non nascondersi che può aggerdirti quando meno lo immagini e neppure pensare: “perché proprio a me?”. Siamo tutti uguali di fronte alla possibilità della malattia, nessuno ne è più lontano di altri, nessuno la “merita” di più o di meno. Perchè proprio a me dovrebbe succedere? e la segreta risposta è “no, a me no”. E invece a me sì. E allora si sposta la domanda: “perchè proprio a me è successo?” Senza trovare la risposta, pensando semplicemente che si tratti di una ingiustizia. Non si tratta di una ingiustizia, ma di una malattia e per questo bisogna curarla e cercare di prevenirla. E nessuno la “merita” mentre io non la meritavo. Siamo tutti uguali con meriti e demeriti, ma tutti meritiamo la felicità e la vita!

Per questo ho mostrato a tutti di avere il cancro e non lo nascondo neppure in questo diario. Ora qualche immagine mescolata dei momenti duri e di quelli in cui di nuovo sorridevo, immagini di una storia [nggallery id=8][nggallery id=7]